RACCOLTA FIRME ANTIFASCISMO UDU TORINO

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Nella giornata di giovedì 13 febbraio 2020 l’ANPI torinese ha organizzato il convegno “Fascismo, colonialismo e foibe” al Campus Einaudi dell’Università di Torino. Alcuni militanti di estrema destra del FUAN sono entrati in Università per volantinare e contestare i temi del convegno e nel fare questo sono stati scortati dalla polizia.
La polizia si è schierata in difesa dei militanti di estrema destra e caricato gli studenti antifascisti, che si erano organizzati per manifestare contro il volantinaggio neofascista. Il bilancio della giornata è di 15 studenti denunciati, 4 arrestati (per i quali è stata firmata la scarcerazione solo in seguito) moltissimi contusi fra gli studenti. Non solo: il presidente dell’EDISU (Ente regionale per il diritto allo studio) ha proposto di togliere le borse di studio agli studenti denunciati. Una situazione intollerabile per troppi aspetti.

Per questo come rappresentanti degli studenti dell’Unione degli Universitari Torino in dipartimento CPS abbiamo deciso di portare la nostra denuncia in questa sede, nel Consiglio di Dipartimento odierno, aprendo una raccolta firme simbolica a sostegno della condanna degli avvenimenti del 13 e del 14 febbraio scorso.
A scrivere questa denuncia sono degli studenti universitari, che si sono iscritti all’Università degli Studi di Torino per intraprendere dei percorsi in lauree triennali e magistrali, le cui lezioni si svolgono al Campus Luigi Einaudi. Fin dall’inizio dei nostri percorsi universitari non è stato difficile comprendere che a fare politica universitaria qui erano e sono tanti soggetti diversi, con modalità e ideologie diverse. Abbiamo scelto la parola “ideologie” non a caso, perché crediamo che sia proprio la parola che può raccontarci ciò che al Campus Einaudi sta accadendo in questi giorni.
Siamo in molti ad avere percezione del clima, anche se non tutti riescono sempre ad andare a fondo e conoscere perfettamente le dinamiche. Il Campus non è un polo universitario qualsiasi proprio per l’immersione quasi continua di un clima in cui tante realtà studentesche compartecipano alla vita politica universitaria del luogo. In qualità di studentessa, ancor prima che da rappresentante, io in particolare ho vissuto i fatti che gli ultimi giorni hanno interessato il Campus, e in particolare la palazzina Einaudi.
Nei dettagli, ciò che è successo è ormai a conoscenza di tutti dopo qualche giorno, ma crediamo che non si sia ancora denunciato abbastanza: ciò che è successo infatti, è da condannare come forma di violenza non solo fisica, ma anche intimidatoria per l’ambiente circostante, e per lo stesso motivo va condannata la presenza di forze dell’ordine a difesa di un volantinaggio di natura fascista.

Chiediamo che il nostro Dipartimento e l’Ateneo intervengano in diretta condanna e limitazione di soggetti che oscurano il valore dell’Ateneo con pensieri retrogradi e negazionisti. Studenti e studentesse mai dovrebbero essere arrestati per la protesta, ancor meno in un’università, luogo del sapere, della crescita e del rispetto reciproco. Ancor di più se protestano contro quello che in Italia è sempre stato un reato inapplicato, ovvero l’apologia di fascismo, contro le sue manifestazioni, le associazioni che lo praticano e che portano sistematicamente la polizia nei luoghi del sapere. E mai, e dico mai, questi studenti e queste studentesse dovrebbero vedersi minacciati (come è successo purtroppo nelle ultime ore) i propri finanziamenti delle borse di studio regionali, semplicemente per aver scelto di fare una protesta ideologica pubblicamente.
Crediamo sia giunto il momento che l’Ateneo renda onore alla città in cui ha sede l’Istituzione, città medaglia alla Resistenza, città che sta affrontando e osservando un ritorno dell’ideologia fascista molto marcato, per le strade, sulle porte delle case, e anche all’interno dei luoghi di istruzione. Ricordiamo sempre che la capacità di prendere posizione di fronte alla realtà che ci circonda la si costruisce e deve essere fornita in primo luogo da luoghi del sapere, scuole e università, l’antifascismo deve svilupparsi in queste realtà in via prioritaria.
Nella giornata del 14 febbraio infine, proprio da studentessa ho vissuto un evento destabilizzante: mentre stavo svolgendo un esame scritto nella palazzina Einaudi, un responsabile della sicurezza del polo ci ha chiesto di sgomberare l’edificio per “motivi di sicurezza”. Quell’esame è stato interrotto, con grande disappunto della nostra docente, la prof.ssa Camoletto, che non vedeva minata la sicurezza del plesso, come ci era stato invece detto. Siamo stati costretti a cambiare aula e a raggiungere un’altra zona del Campus Einaudi, al fine di poter terminare l’esame correttamente, come qualsiasi studente merita di poter fare. La mia docente, che ha dichiarato pubblicamente anche in seguito la sua presa di posizione e la sua scelta, ha deciso però di interrompere l’esame al fine di non violare ulteriormente il nostro diritto allo studio già minato dalla situazione, assegnando così lo stesso voto a tutti i presenti. Perché io, insieme a tanti e tante altre, non ho potuto terminare quel compito?
Perché la mia Università ha dato ordine di sgomberare un intero edificio in vista di un’assemblea pacifica che si stava svolgendo al suo interno, in cui si stava discutendo proprio dei fatti del giorno precedente. No, io non credo che sia un motivo sufficiente a sgomberare un plesso universitario, anzi: credo che dovremmo riflettere e prendere una posizione, tutti. Così come ha fatto la mia docente, invito e invitiamo i docenti a denunciare e far riflettere tutta la comunità studentesca a leggere in maniera consapevole e critica il clima che c’è al Campus Luigi Einaudi. E questo non è un atto straordinario, ma vuol dire semplicemente riflettere, crescere, conoscere e assumere coscienza critica. Tutte cose che i luoghi del sapere dovrebbero fare ogni giorno, e che sono mancate, in giorni particolari come quelli che abbiamo vissuto.

Noi, che siamo sì rappresentanti ma che in primis siamo studenti come tutti gli altri, ci auguriamo che docenti, studenti, e lavoratori non staranno in silenzio. Da qui nasce l’obiettivo della nostra raccolta firme: crediamo sia arrivato il momento che l’Università degli Studi di Torino risolva una delle questioni politiche più spinose di sempre. Per il bene di chi vive il Campus Einaudi ogni giorno, nessuno dovrebbe più restare in silenzio.