Tasse fuorilegge all’Università di Torino – restituite i 31 milioni!

L’Università di Torino, all’interno del suo bilancio preventivo per il 2018, prevede di incassare dalla contribuzione studentesca 81 milioni di euro. Per quanto riguarda eventuali esoneri da sottrarre a questa cifra, UniTO aggrega tutti gli esoneri dalla contribuzione in un’unica voce (stimata in 1.945.952 euro) che porterebbe il gettito della contribuzione a un minimo di 79.054.048 euro.

La previsione di quanto verrà ricevuto dallo Stato come Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) oscilla tra 236.600.000 euro e 248.700.000 euro.
Per Legge, il rapporto tra contribuzione studentesca e FFO non può essere superiore al 20%. Con i dati sopracitati, prelevati dal bilancio previsionale del 2018, pubblico sul sito dell’Università di Torino, questo rapporto tra tasse e FFO oscillerebbe tra il 31,8% e il 33,4%. Agli studenti vengono quindi chiesti tra i 29.314.048 euro e i 31.734.048 euro in più del dovuto.

L’Università degli Studi di Torino ha una tassa media di circa 1235 euro, come emerge dalla nostra inchiesta nazionale “Dieci anni sulle nostre spalle”, praticamente in linea con la media nazionale di 1250 euro.La nostra inchiesta dimostrava come le tasse fossero costantemente cresciute negli ultimi 10 anni, con impennate molto brusche successivamente ai tagli della Legge 133/2008 e della Legge 240/2010, dell’accoppiata Tremonti-Gelmini. Il sottofinanziamento universitario consolidato con quelle due leggi è stato fatto pesare in prevalenza direttamente sulle spalle degli studenti, che in tutta Italia si son trovati a pagare tasse schizzate alle stelle in pochissimo tempo. Il gettito complessivo della contribuzione studentesca in italia delle sole università statali si aggira attorno a 1 miliardo e 600 milioni di euro. La sola Università Statale di Torino dal 2010 in poi ha prelevato dagli studenti, ogni anno, non meno di 73 milioni di euro.

L’Università Statale di Torino ha un sistema di contribuzione studentesca con una soglia massima di 85mila euro ISEE. La no-tax area è applicata entro i limiti minimi di legge (la Legge di bilancio 2017 aveva introdotto una no-tax area nazionale fino ad almeno 13mila euro ISEE), ma le tasse delle fasce appena al di fuori dall’esenzione hanno già importi considerevoli: a 18.000 ISEE si pagano già 506 euro, a 23.000 ISEE si pagano 814 euro, a 30.000 ISEE si versano 993 euro, a 40.000 ISEE si pagano 1250 euro, a 50.000 la tassa è di 1504 euro. Alcuni elementi positivi sono già presenti, come la contribuzione unica, non differenziata per aree didattiche. Tuttavia pensiamo sia necessario rendere ancor più progressiva la curva di tassazione e innalzare il limite massimo ISEE, in modo da poter abbassare la contribuzione studentesca a tutti gli studenti, partendo da quelli a più basso livello di reddito.

Chiediamo all’amministrazione di aprire un tavolo di contrattazione. L’UDU ha già elaborato una riforma della tassazione per l’ateneo che parte da semplici punti imprescindibili, quali, la non differenziazione del regime di tassazione tra gli studenti in corso e fuori corso, la non differenziazione per aree didattiche, una no tax area, assoluta fino ad almeno 23 mila euro di ISEE, esenzione della tassazione per motivazioni di tipo sociale.

Il DPR 306/1997 stabilisce che il gettito totale delle tasse recepito da ogni ateneo non può essere superiore al 20% di quanto ricevuto dallo Stato come Fondo di Finanziamento Ordinario. Questo principio è stato confermato per bene tre volte dal TAR Lombardia, su ricorsi presentati dall’UDU ai bilanci dell’Università di Pavia per gli anni 2010, 2011 e 2012 e, successivamente confermato anche dal Consiglio di Stato per tutti e tre gli anni.

Quelle sentenze, in particolare, confermavano un altro punto sostanziale rispetto al tetto della contribuzione studentesca del 20%: gli atenei non possono escludere dal conteggio del 20% la contribuzione degli studenti fuori corso.

Durante il Governo Monti, il Parlamento aveva modificato la normativa sulla contribuzione studentesca dopo il ricorso proposto nel 2010 dall’UDU di Pavia e vinto in primo grado nel 2011. In sede di conversione (Legge 135 del 7 agosto 2012) del Decreto Legge 95/2012, con un emendamento, era stata infatti modificata la normativa sul 20%, introducendo la possibilità di escludere dal conteggio le tasse degli studenti fuori corso, secondo criteri da definirsi con un successivo Decreto Ministeriale. Questo Decreto non è mai uscito e quindi questa distinzione non è possibile compierla. Con la Legge di bil

ancio 2018, inoltre, è stata inserita una ulteriore tipologia di studenti che potrebbero essere estrapolati dal conteggio: gli “studenti internazionali”.

Riteniamo entrambe queste distinzioni fortemente discriminatorie e sbagliate. Pur non essendo ancora stato emanato alcun Decreto che possa dare attuazione a queste differenziazioni, la presenza del solo principio ha dimostrato di trovare applicazione nei fatti. Reputiamo molto gravi queste distinzioni e pensiamo possano sussistere anche elementi tali da renderle illegittime perché in contrasto con la nostra Costituzione.

DATI DI RIFERIMENTO